agosto 14, 2026 9 min read

Riflessione spirituale sull'Assunzione, del Cardinale Angelo Comastri

Cari amici, noi oggi viviamo in una società che è chiaramente uscita dalla giusta strada. È una società sbandata, che soffre profondamente perché non capisce più il senso della vita e lo scopo della vita. Mi limito a ricordarvi tre testimonianze di questo smarrimento contemporaneo, tre voci che circolano nella nostra cultura e che dovrebbero farci riflettere.
Il celebre giornalista Eugenio Scalfari una volta ha scritto: "Io non credo che il ruolo della specie alla quale io appartengo sia superiore a quello delle api, delle formiche o dei passerotti". Ci pensate? Che senso ha la vita se ci paragoniamo a un insetto? Un altro noto ateo, Paolo Flores d'Arcais, sulla rivista MicroMega, ha lasciato parole agghiaccianti: "Noi sappiamo chi siamo: una scimmia modificata, frutto di molti errori di trascrizione del DNA avvenuti nel corso del tempo per puro caso... sappiamo perfettamente che nel Cosmo non c'è scopo alcuno" . E infine il matematico Piergiorgio Odifreddi, il quale ha dichiarato apertamente: "Aspetto soltanto la dissoluzione della morte, ma non aspetto un'altra vita in un mondo che non verrà".

C'è da rabbrividire. Davanti a questo buio antropologico, noi credenti potremmo essere presi dallo scoraggiamento, ma non deve accadere! Più c'è buio attorno a noi, e più dobbiamo essere fieri di avere in mano la luce, tenendo ben alzata la lampada della nostra fede.

Per stimolarvi e per aiutarvi a cogliere la straordinaria bellezza del Vangelo, voglio prendere cinque parole oggi continuamente usate, ma che si sono sporcate e svuotate a motivo del clima materialista in cui siamo immersi. Portiamole insieme nella casa di Maria, lasciamole illuminare dalla sua luce, e vedrete che ritroveranno tutto il loro originario e meraviglioso splendore


1. La Parola "BELLEZZA"

Oggi nel mondo c'è un'autentica ossessione, un culto esasperato per la bellezza esteriore. Si fanno gare di ogni tipo, si assegnano premi, si spendono fortune in interventi chirurgici pur di rincorrere una giovinezza artificiale. Ma cos'è la vera bellezza?
Permettetemi di rispondervi con un episodio che ho vissuto in prima persona quando ero Arcivescovo a Loreto. Nel pomeriggio stavo presiedendo la processione eucaristica nella piazza del santuario. A un certo punto, mi accorgo che la gente non guardava più verso il Santissimo Sacramento; tutti si voltavano a guardare in fondo alla piazza. Finita la celebrazione, chiamo il padre cappuccino che mi aveva aiutato e domando: "Ma che è successo? Perché la gente si è distratta così?" Lui, un po' imbarazzato, mi dice: "Guardi, devo dirle la verità... sono arrivate in piazza alcune ragazze che partecipano al concorso di Miss Italia a San Benedetto del Tronto, e la processione eucaristica è saltata".
Mi venne un'idea. Dissi al frate: "Vai subito al microfono e annuncia alla piazza che l'arcivescovo sta per presentare la vera Miss Italia". Lui mi guardò sbalordito, ma ubbidì. Vidi la folla che tornava indietro di corsa dal corso, riempiendo nuovamente la piazza. A quel punto feci salire sul sagrato una donna della Calabria, una mamma che veniva a Loreto tutti gli anni con due figli portatori di un grave handicap mentale. Li stringeva al petto con un affetto così immenso e commovente da far piangere, e ripeteva che l'unica cosa che chiedeva al Signore era di morire un quarto d'ora dopo di loro, per non lasciarli soli. Dissi alla folla: "Guardate il volto di questa donna. Questa è la vera Miss Italia! Qui si vede il volto dell'amore puro, vissuto, senza ombre, dell'amore che si spende interamente per gli altri". Se non sappiamo riconoscere questa bellezza dalle maschere artificiali, ci incanteremo davanti a idoli vuoti che spesso nascondono mostri di egoismo.
L'evangelista Luca ci racconta che l'angelo Gabriele salutò Maria con la parola Charis, che traduciamo "piena di grazia", ma che in greco significa precisamente splendore, fascino, bellezza. Eppure, il Vangelo non spende una sola parola per descriverci l'aspetto fisico di Maria; non ci dice come avesse i capelli, il naso o gli occhi. Nulla. Perché la bellezza di Maria partiva dal di dentro: era bella nel cuore, bella nell'anima, splendida perché totalmente priva di orgoglio e di egoismo. Questa è la bellezza che non appassisce, che attraversa la morte e trionfa nell'Assunzione.


2. La Parola "RICCHEZZA"


Nelle nostre società materialiste la ricchezza si misura solo con il denaro, i possedimenti e i conti in banca. Ogni anno i giornali pubblicano le classifiche degli uomini più facoltosi del pianeta. Ricordo che il magnate americano Jean Paul Getty, dopo che il nipote subì un terribile sequestro di persona, dichiarò in un'intervista: "Posso testimoniare che non c'è nessun rapporto tra la ricchezza e la felicità". Eppure, quanti si illudono del contrario!
Il giornalista Tiziano Terzani, verso la fine della sua vita, ha scritto parole lucide: "Negli ultimi secoli abbiamo fatto enormi progressi, ma in un senso solo. Siamo capaci di volare come gli uccelli, di nuotare sott'acqua come i pesci, andiamo sulla luna e mandiamo sonde su Marte... Eppure, con tutto questo progresso, non siamo in pace né con noi stessi né con il mondo. L'uomo non è mai stato tanto povero spiritualmente come da quando è diventato così ricco materialmente". Consumiamo tonnellate di tranquillanti ogni giorno alla faccia della felicità sbandierata!
Quando andai per la prima volta a Nazaret e scesi nella Grotta dell'Annunciazione, che fu l'abitazione di Maria, rimasi profondamente scosso. Pensai: "Ma qui è vissuta Colei che chiamiamo Madonna, la Regina del mondo?" Quella casa era poco più di una stalla, non c'era alcuna comodità materiale. Maria non aveva nulla di ciò che noi chiamiamo benessere, ma aveva Dio, e chi ha Dio ha tutto!
Il 22 maggio del 1997 incontrai per l'ultima volta Santa Madre Teresa di Calcutta, pochi mesi prima della sua nascita al cielo. Quando mi strinse la mano, sentii che la sua presa era debolissima, lei che solitamente aveva una forza incredibile. Le domandai: "Madre, come sta?" E lei, guardandomi con il suo sorriso luminoso, mi rispose: "Don Angelo, un giorno o l'altro potresti sentir dire che mi è schiantato il cuore... Ma non temere, potrebbe schiantarmi solo per troppa contentezza!" Quella donna straordinaria indossava un golfino logoro e pieno di rammendi, un paio di sandali vecchi di 18 anni, eppure traboccava di una gioia celestiale. Mi aveva spiegato in un'altra occasione che la legge della felicità è semplice: uscire dal proprio egoismo e donarsi. Chi vive accumulando per sé muore povero; Maria, che si è interamente svuotata di sé per fare spazio a Dio, è la creatura più ricca della storia e l'Assunzione è il coronamento di questo totale dono di sé.


3. La Parola "SUCCESSO"


Oggi siamo bombardati dai cosiddetti "VIP", personaggi che riempiono gli schermi televisivi, che ricevono scrosci di applausi e che si sentono i padroni del mondo. Ma la storia, se guardata con gli occhi di Dio, ridimensiona ogni cosa.
Io vivo e lavoro a San Pietro e, passeggiando in quella piazza, spesso mi viene da riflettere. Duemila anni fa, su quel medesimo colle, dominava l'imperatore Nerone.  Era diventato l'uomo più potente del mondo a soli 17 anni. All'inizio fece bene guidato da Seneca, ma poi contrasse la malattia più distruttiva che esista: si ammalò di orgoglio. Fece pazzie di ogni genere e morì suicida a soli 31 anni; oggi del suo impero e del suo sfarzo non resta assolutamente nulla. Lì accanto, invece, venne sepolto un povero pescatore della Galilea di nome Pietro. Quella tomba umile è diventata una calamita che da duemila anni attira miliardi di persone da ogni angolo della terra. Perché? Perché Pietro si è aggrappato a Gesù.
Al tempo dell'Annunciazione, le donne celebri, potenti e ricche erano Cleopatra, Erodiade o Livia Drusilla, la moglie di Augusto. Maria era una perfetta sconosciuta in un villaggio sperduto della Palestina. Oggi, quelle regine sono solo una riga sbiadita nei libri di storia, mentre Maria è benedetta da tutte le generazioni e non c'è angolo del mondo in cui non si invochi il suo nome con amore. Come dice lo splendido Salmo 37: "Ho visto l'empio trionfante ergersi come un cedro rigoglioso; sono passato e più non c'era, l'ho cercato e più non si è trovato". Il successo del mondo è un fumo passeggero. Se un uomo ottiene tutto ma fallisce nella fede, ha fallito l'esistenza intera, perché nulla di ciò che è materiale varca la soglia del cimitero. Il vero successo è rimanere piccoli per essere grandi davanti a Dio.

4. La Parola "libertà"

Che uso distorto facciamo oggi della parola libertà! Molto spesso, nel linguaggio corrente, dietro questo termine nobile si nasconde il puro capriccio, l'egoismo sfrenato, se non addirittura il fango. Oggi si pensa: "Sono libero, quindi faccio quello che voglio, prendo ciò che mi pare e non devo rendere conto a nessuno".
Ricordo un episodio doloroso avvenuto a Loreto. Un uomo di circa quarant'anni, sposato e con una bella famiglia, decise di abbandonare la moglie per andare a convivere con la sua giovane segretaria, forte anche del successo economico della sua piccola azienda. Poco tempo dopo, la figlia maggiore, travolta dalla disperazione e dal dolore per la distruzione della sua famiglia, prese il motorino e si schiantò deliberatamente contro un albero. Per grazia di Dio non morì, ma riportò ferite gravissime. Andai a trovarla in ospedale e lì incrociai il padre. Con delicatezza mi avvicinai e gli dissi: "Spero che questo dramma ti faccia riflettere e tornare sui tuoi passi". Sapete cosa mi rispose? "E perché? Il torto è di mia figlia che non ha capito nulla. Lei non c'entra con la mia vita, io ho semplicemente riconquistato la mia libertà".
Che immensa cecità! Questa non è libertà, questo è un egoismo spietato che distrugge la vita delle persone che si dovrebbero amare. Maria ci insegna la strada opposta: lei è la creatura più libera della storia perché si è proclamata "la serva del Signore". Sembra un paradosso, ma Dio è l'unico padrone che non rende schiavi; è l'unico che ci rende autenticamente liberi perché dà un contenuto d'amore, una dignità e una direzione santa alla nostra libertà. La vera libertà non è fare il proprio capriccio, ma avere la forza di scegliere il bene.

5. La Parola "FELICITà"

Lo scrittore Julian Green ha lasciato una nota stupenda nel suo diario: "Se volete sapere dove non abita la felicità, frequentate i luoghi del divertimento: lì troverete qualche briciola di piacere, ma di felicità neppure l'ombra". Eppure, quanti giovani si buttano nelle orge, nei rave party o nello sballo inseguendo un'illusione. Un altro autore, Luigi Santucci, scriveva che noi cristiani evitiamo certi eccessi non per paura dell'inferno, ma perché a vivere una vita pulita, limpida, onesta e generosa si gode immensamente di più! È una gioia impagabile andare a dormire la sera, poggiare la testa sul cuscino e dire: "Signore, oggi non ho fatto del male a nessuno, anzi ho cercato di seminare un po' di bene". Quelle sono le vere briciole di Paradiso che entrano nel cuore.
Pensate a Maria quando intona il Magnificat sulla porta della casa di Elisabetta. È arrivata lì dopo un viaggio lungo e faticoso; non è andata in una comoda carrozza o su una macchina di lusso, Dio non le ha risparmiato le fatiche umane. Non ha un conto in banca, non ha abiti firmati, non ha gioielli. Eppure esclama: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta, scoppia di gioia a motivo di Dio mio salvatore!" E ne spiega il motivo: non perché la sua casa sia diventata una villa, ma perché Dio ha posato lo sguardo sull'umiltà e la piccolezza della sua serva.
La felicità autentica abita nell'umiltà. Dio sta dalla parte dei piccoli, dei puri, degli onesti, dei misericordiosi: sono loro i veri, definitivi vincitori della storia. L'Assunzione in anima e corpo è la firma di Dio su questa verità: chi si fa piccolo per amore sulla terra, viene innalzato fino alla gloria eterna del Paradiso.


Una Luce Che Non Si Spegne


Negli ultimi giorni di vita di Papa Giovanni Paolo II, ho avuto la grazia immensa e immeritata di stargli molto vicino. Il primo aprile del 2005, il giorno prima di morire, entrai nella sua stanza: respirava a fatica, con l'ossigeno, e un sacerdote gli leggeva in polacco il racconto della Passione di Gesù. Quando il Papa aprì gli occhi e mi vide, provò ad alzare la mano per benedirmi, ma la mano cadde sul letto perché non aveva più forze. Gli dissi: "Padre Santo, la benedizione è già uscita dal suo cuore, a me basta così". In quel momento incrociai il suo sguardo: aveva due occhi che sembravano due finestre aperte sul Paradiso, due occhi incredibilmente felici. Tornando a casa mi chiedevo: perché era così felice mentre moriva? Perché era consapevole di aver speso l'intera vita per amore, senza tenere nulla per sé, ed era certo dell'incontro con il Signore.
Ricordiamolo sempre, amici miei: l'unico vero tesoro della vita è la Fede. L’Assunzione di Maria ci grida che la nostra carne non è fatta per la polvere del sepolcro, ma per la luce del Paradiso. Guardando a Lei Assunta, ripetiamo al nostro cuore stanco che il cammino della terra ha una meta meravigliosa: il meglio deve ancora venire, e il più bello deve ancora manifestarsi.

Sia lodato Gesù Cristo.

— Cardinale Angelo Comastri


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