dicembre 19, 2025 3 min read
Con l'Avvento ci ritroviamo, ancora una volta, in cammino verso Betlemme. Viene spontaneo chiedersi: ma non siamo già stati a Betlemme? È proprio necessario rifare questo cammino? Sì, è necessario: anzi, è urgente! Perché noi tutti siamo già stati a Betlemme, ma poi ci siamo allontanati e abbiamo dimenticato - purtroppo! - la grande lezione che Gesù ci ha dato a Betlemme. E si vede chiaramente quanto siamo lontani. La violenza che dilaga dovunque (anche nel Santuario dell’Amore che dovrebbe essere ogni famiglia), i divertimenti diventati stordimenti, l’indifferenza che rende duri e chiusi alla sofferenza degli altri, l’incapacità di tendere una mano anche solo per asciugare una lacrima… sono il segno che abbiamo voltato le spalle a Betlemme.

Abbiamo tutti bisogno di fare un nuovo passo verso Gesù. Non aspettiamo che siano gli altri a cambiare: facciamo sempre noi il primo passo. Come? Il primo segnale ci viene dal profeta Isaia che, con lo sguardo penetrante dell’uomo di Dio, vede il monte del Signore più alto di tutti i monti. Cioè: vede avvicinarsi un’epoca in cui gli uomini apriranno veramente il cuore a Dio, e come frutto immediato ci sarà la pace. Dice, infatti, il profeta Isaia: «Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo». È un sogno? È una pia illusione? A noi, umanamente parlando, sembra che la storia vada in direzione tutta contraria al sogno di Isaia. Ma la fede ci assicura che, nonostante i sussulti della cattiveria, nonostante i rigurgiti del male, la storia cammina verso un nuovo Cielo e una nuova Terra. E la ragione è questa: dentro la nostra storia è entrato Dio (= ecco il senso del Natale!) e Dio spinge l’umanità verso l’orizzonte di una liberazione dal male. Questa certezza è parte inscindibile della nostra fede: all’inizio dell’Avvento dobbiamo recuperare questa incrollabile speranza per ritrovare l’ottimismo che fa parte del bagaglio di ogni vero cristiano. Ma, nell’attesa, che cosa dobbiamo fare? Gesù ci risponde e ci dice: «Vegliate! Siate pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà». Gesù ci invita a stare in questo mondo con l’atteggiamento del pellegrino, che guarda sempre nella direzione della meta.

Non dimenticherò mai la risposta di Madre Teresa, mentre ai piedi della gradinata della Chiesa di san Gregorio al Celio aspettava un collaboratore che doveva accompagnarla a San Pietro. Un tale, sconosciuto, passò prima e, riconoscendo Madre Teresa, si accostò e le chiese: «Madre, che aspetta?». Madre Teresa, senza esitazione, rispose: «Aspetto il Paradiso, figlio mio!». Vedo ancora lo stupore sul volto di quell’uomo sconosciuto. Penso che non avrà mai più dimenticato questa risposta, come anche io non riesco a dimenticarla. È la risposta che dovremmo avere tutti sempre pronta nel cuore e sulle labbra.
San Paolo aggiunge: «Non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze»… troverete la felicità! Come sono attuali queste parole! I primi cristiani avevano attorno a sé lo spettacolo di un modo corrotto come quello di oggi, di un mondo dove la sessualità era impazzita nel capriccio e nelle orge più depravate come oggi: infatti, quando il cristianesimo è entrato nel mondo, dominava l’uso del corpo senza vero amore, senza un progetto di vita, senza la luce della fedeltà. Ebbene, san Paolo dice a noi ciò che diceva ai cristiani del suo tempo: «L’orgia, la volgarità… non è la nostra strada. Noi cristiani dobbiamo essere un popolo nuovo, una società diversa, un lievito di autentico rinnovamento nel mondo. Noi dobbiamo riportare nel mondo il vero amore e la vera libertà seguendo senza paure e senza incertezza la via del Vangelo: la via di Gesù». Diciamo spesso: «Risplenda su di noi la luce del Tuo Volto, o Signore!». San Paolo conclude: «Non dovete vivere in contese e in gelosie». L’immoralità porta alla violenza, perché l’immoralità getta le persone nel fango. E, quando si è nel fango, inesorabilmente si perde ogni dignità ed è aperta la strada ad ogni violenza: come sta accadendo! Dentro il buio di questo mondo, noi sappiamo che esiste una sola luce: Gesù! Andiamogli incontro con l’umiltà e la semplicità dei pastori, rivivendo il Natale come occasione per ritrovare il passo del pellegrino che non si carica di pesi inutili, perché il suo cuore è totalmente teso verso la meta che è più vicina di quanto noi possiamo immaginare. Non sciupiamo il tempo che la Misericordia di Dio ancora ci dona: prepariamo il cuore a vivere un vero Natale.
Non perdiamo le opportunità che Dio ci offre. Vi auguro un buon cammino durante l'Avvento.
Sia lodato Gesù Cristo.
— Cardinal Angelo Comastri
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